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Italian Edition

Literature

Inni sacri

Italian BooksWhale Edition by Alessandro Manzoni

La raccolta religiosa e civile in cui Manzoni rinnova la poesia italiana attraverso fede, storia e comunità.

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Book introduction

Inni sacri

Gli Inni sacri cercano una voce poetica capace di unire esperienza religiosa, memoria collettiva e lingua accessibile. Manzoni alterna solennità e partecipazione umana, trasformando le feste cristiane in occasioni di riflessione storica e morale.

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This edition is based on a public domain text and has been prepared for digital reading by BooksWhale.

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Alessandro Manzoni died in 1873, and the Inni sacri were composed and published between 1815 and 1822; the Italian source poems are public domain.

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Inni sacri

Preview chapterIL NATALEPreview

Qual masso che dal vertice

Di lunga erta montana,

Di rumorosa frana,

Per lo scheggiato calle

Precipitando a valle,

Batte sul fondo e sta;

Là dove cadde, immobile

Giace in sua lenta mole;

Nè, per mutar di secoli,

Fia che riveda il sole

Della sua cima antica,

Se una virtude amica

In alto nol trarrà:

Tal si giaceva il misero

Figliol del fallo primo,

Dal dì che un’ineffabile

Ira promessa all’imo

D’ogni malor gravollo,

Donde il superbo collo

Più non potea levar.

Qual mai tra i nati all’odio,

Quale era mai persona

Che al Santo inaccessibile

Potesse dir: perdona?

Far novo patto eterno?

Al vincitore inferno

La preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo, a)

Ci fu largito un Figlio:

Le avverse forze tremano

Al mover del suo ciglio:

All’uom la mano Ei porge,

Che si ravviva, e sorge

Oltre l’antico onor.

Dalle magioni eteree b)

Sgorga una fonte, e scende,

E nel borron de’ triboli

Vivida si distende:

Stillano mele i tronchi;

Dove copriano i bronchi,

Ivi germoglia il fior.

O Figlio, o Tu cui generac)

L’Eterno, eterno seco;

Qual ti può dir de’ secoli:

Tu cominciasti meco?

Tu sei: del vasto empiro

Non ti comprende il giro:

La tua parola il fe’.

E Tu degnasti assumere

Questa creata argilla?

Qual merto suo, qual grazia

A tanto onor sortilla?

Se in suo consiglio ascoso

Vince il perdon, pietoso

Immensamente Egli è.

Oggi Egli è nato: ad Efrata,d)

Vaticinato ostello,

Ascese un’alma Vergine,

La gloria d’Israello,

Grave di tal portato:

Da cui promise è nato,

Donde era atteso uscì.

La mira Madre in poverie)

Panni il Figliol compose,

E nell’umil presepio

Soavemente il pose;

E l’adorò: beata!

Innanzi al Dio prostrata,

Che il puro sen le aprì.

L’Angel del cielo, agli uomini

Nunzio di tanta sorte,

Non de’ potenti volgesi

Alle vegliate porte;

Ma tra i pastor devoti,f)

Al duro mondo ignoti,

Subito in luce appar.

E intorno a lui per l’ampia

Notte calati a stuolo,

Mille celesti strinsero

Il fiammeggiante volo;

E accesi in dolce zelo,

Come si canta in cielo,

A Dio gloria cantar.

L’allegro inno seguirono,

Tornando al firmamento:

Tra le varcate nuvole

Allontanossi, e lento

Il suon sacrato ascese,

Fin che più nulla intese

La compagnia fedel.

Senza indugiar, cercarono

L’albergo poveretto

Que’ fortunati, e videro,

Siccome a lor fu detto,

Videro in panni avvolto,

In un presepe accolto,

Vagire il Re del Ciel.

Dormi, o Fanciul; non piangere;

Dormi, o Fanciul celeste:

Sovra il tuo capo stridere

Non osin le tempeste,

Use sull’empia terra,

Come cavalli in guerra,

Correr davanti a Te.

Dormi, o Celeste: i popoli

Chi nato sia non sanno;

Ma il dì verrà che nobile

Retaggio tuo saranno;

Che in quell’umil riposo,

Che nella polve ascoso,

Conosceranno il Re.

masso,

a l’impeto

romorosa

calle,

senza le virgole.

riveggia

De la

Figliuol

una ineffabile

a l’imo

Onde

fra

a l’odio,

persona.

Parvolo,

tremano,

A l’uom

Da le

eterie

scende;

dei

senza la virgola.

Da chi ’l

Dond’era

ne l’umil

L’Angiol

a gli

A le

lui,

volo,

Quei

accolto

Fanciul,

su l’empia

dinanzi

ne la

ascoso

Preview chapterLA PASSIONEPreview

O tementi dell’ira ventura,

Cheti e gravi oggi al tempio moviamo,

Come gente che pensi a sventura,

Che improvviso s’intese annunziar.

Non s’aspetti di squilla il richiamo;

Nol concede il mestissimo rito:

Qual di donna che piange il marito,

È la veste del vedovo altar.

Cessan gl’inni e i misteri beati,

Tra cui scende, per mistica via,

Sotto l’ombra de’ pani mutati,

L’ostia viva di pace e d’amor.

S’ode un carme: l’intento Isaia

Proferì questo sacro lamento,

In quel dì che un divino spavento

Gli affannava il fatidico cor.

Di chi parli, o Veggente di Giuda?

Chi è costui che, davanti all’Eterno, g)

Spunterà come tallo da nuda

Terra, lunge da fonte vital?

Questo fiacco pasciuto di scherno,

Che la faccia si copre d’un velo,

Come fosse un percosso dal cielo,

Il novissimo d’ogni mortal?

Egli è il Giusto che i vili han trafitto,

Ma tacente, ma senza tenzone;

Egli è il Giusto; e di tutti il delittoh)

Il Signor sul suo capo versò.

Egli è il Santo, il predetto Sansone,

Che morendo francheggia Israele;

Che volente alla sposa infedele

La fortissima chioma lasciò.

Quei che siede sui cerchi divini,

E d’Adamo si fece figliolo;

Nè sdegnò coi fratelli tapini

Il funesto retaggio partir:

Volle l’onte, e nell’anima il duolo,

E l’angosce di morte sentire,

E il terror che seconda il fallire,

Ei che mai non conobbe il fallir.

La repulsa al suo prego sommesso,

L’abbandono del Padre sostenne:

Oh spavento! l’orribile amplesso

D’un amico spergiuro soffrì.

Ma simile quell’alma divenne

Alla notte dell’uomo omicida:

Di quel Sangue sol ode le grida,

E s’accorge che Sangue tradì.i)

Oh spavento! lo stuol de’ beffardi

Baldo insulta a quel volto divino,

Ove intender non osan gli sguardi

Gl’incolpabili figli del ciel.

Come l’ebbro desidera il vino,

Nell’offese quell’odio s’irrita;

E al maggior dei delitti gl’incita

Del delitto la gioia crudel.

Ma chi fosse quel tacito reo,

Che davanti al suo seggio profano

Strascinava il protervo Giudeo,

Come vittima innanzi a l’altar,

Non lo seppe il superbo Romano;

Ma fe’ stima il deliro potente,

Che giovasse col sangue innocente

La sua vil sicurtade comprar.

Su nel cielo in sua doglia raccolto

Giunse il suono d’un prego esecrato:

I celesti copersero il volto:

Disse Iddio: Qual chiedete sarà.

E quel Sangue dai padri imprecato

Sulla misera prole ancor cade,

Che mutata d’etade in etade,

Scosso ancor dal suo capo non l’ha.

Ecco appena sul letto nefando

Quell’Afflitto depose la fronte,

E un altissimo grido levando,

Il supremo sospiro mandò:

Gli uccisori esultanti sul monte

Di Dio l’ira già grande minaccia;

Già dall’ardue vedette s’affaccia,

Quasi accenni: Tra poco verrò.

O gran Padre! per Lui che s’immola,

Cessi alfine quell’ira tremenda;

E de’ ciechi l’insana parola

Volgi in meglio, pietoso Signor.

Sì, quel Sangue sovr’essi discenda;j)

Ma sia pioggia di mite lavacro:

Tutti errammo;k) di tutti quel sacro-

santo Sangue cancelli l’error.

E tu, Madre, che immota vedesti

Un tal Figlio morir sulla croce,

Per noi prega, o regina de’ mesti,

Che il possiamo in sua gloria veder;

Che i dolori, onde il secolo atroce

Fa de’ boni più tristo l’esiglio,

Misti al santo patir del tuo Figlio,

Ci sian pegno d’eterno goder.

de l’ira

vesta

L’Ostia

Profferì

cuor.

costui, che dinanzi a l’Eterno,

il santo il

a la

cerchj

figliuolo;

partir.

ne l’anima

le angosce

de l’uomo

sangue

l’ebro

Ne le offese

gioja

potente

qual

Su la

mandò,

in sul

da l’ardue

Sì

dei buoni

sien

Table of contents

Inside this edition

  1. 01Full text
  2. 02IL NATALE
  3. 03LA PASSIONE
  4. 04LA RISURREZIONE
  5. 05LA PENTECOSTE
  6. 06IL NOME DI MARIA
  7. 07STROFE PER UNA PRIMA COMUNIONE
  8. 08PRIMA DELLA MESSA.
  9. 09ALL’OFFERTORIO.
  10. 10ALLA CONSACRAZIONE.
  11. 11PRIMA DELLA COMUNIONE.
  12. 12ALLA COMUNIONE.
  13. 13DOPO LA COMUNIONE.

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